Bra, una città da sogno

A Bra l’aria puzza. Un odore dolciastro che si nota specialmente la notte e il mattino presto. Varie teorie cercano di spiegare questo strano odore, c’è chi lo associa alla posizione della città e ai venti. Bra sorge ai piedi delle colline e i venti che spazzano la bassa ci si infrangono contro, rovesciando sulla città tutto l’inquinamento della pianura circostante. Poi c’è il traffico intenso, le caldaie per il riscaldamento in inverno e l’Abet. Non ho dati scientifici a confermare queste ipotesi, però il mio buon senso e il mio naso mi suggeriscono che questa puzza non è niente di buono per la salute e non è una sorpresa che la gente si ammali sempre più frequentemente.

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Ieri notte ho sognato tre o quattro piccole stazioni sparse in città, così da poter arrivare comodamente al treno senza bisogno dell’automobile. Una linea di treno moderna che attraversava Bra e la collegava con le città vicine, con treni frequenti ad un prezzo che rendeva l’utilizzo dell’automobile davvero sconveniente. Con il potenziamento del treno era stata portata avanti una politica di disincentivo dell’automobile in città, sensibilizzando i cittadini sul danno che produce, ingrandendo la zona pedonale, riducendo drasticamente il numero di parcheggi e rendendoli più cari.

Ho visto un grande parco tra il Tanaro e lo Stura affollato di gente che correva, che passeggiava, che nuotava nel Tanaro, gente sdraiata al sole sulle spiaggie del Tanaro e dello Stura, gente all’ombra di grandi alberi. I bambini erano tantissimi, alcuni piantavano alberi con l’aiuto delle maestre e di alcuni pensionati, altri aiutavano nella pulizia. Alcuni ragazzi studiavano le varie piante ed animali e un’associazione aveva creato una zona per le piante medicinali. Il parco era collegato a Bra da un corridoio verde, solcato da una pista ciclabile accessibile a pedoni e biciclette. In questo modo i braidesi avevano scoperto una piacevole attività per i fine-settimana e le serate estive, a contatto con la natura e con l’acqua.

Nel sogno Bra era invasa da numerosi orti urbani autogestiti, che permettevano mangiare cibo biologico e allo stesso tempo risparmiare sulla spesa. I protagonisti erano i pensionati che si aggiravano orgogliosi, spiegando e guidando i più giovani nei segreti dell’orto. Bra era più raccolta grazie al recupero degli edifici abbandonati del centro ed era più verde grazie a piccoli giardinetti popolati da alberi da frutta e orti comunitari nello spazio un tempo dedicato ai parcheggi. In questo modo le persone si stavano riappropriando della strada e delle piazze. I bambini scorrazzavano e giocavano per le strade prive di macchine e i loro schiamazzi avevano sostituito il rumore dei motori e dei clacson. Edifici e case private si erano rifatti lo smalto migliorando l’isolamento termico e ora puntavano su energie rinnovabili per la auto-produzione di energia elettrica e calore.
Non c’era più la fastidiosa puzza dolciastra ad accogliermi all’uscita da casa. Grazie ad un tavolo di trattativa con l’Abet si era trovato un compromesso tra esigenze dell’azienda ed esigenze dei braidesi e le ciminiere avevano smesso di fumare.
Mi sono svegliato contento, stranamente riposato e ottimista. Mi sono precipitato sul balcone per respirare a pieni polmoni l’aria pura del sogno ma un fumo grigiastro ha trasformato il respiro profondo in un attacco di tosse. È stato solo un bel sogno, però chissà se Bra potrà realmente trasformarsi in un esempio all’avanguardia nel desolante panorama che ci circonda. Il cambio potrebbe così servire per rilanciare uno sviluppo economico alternativo a quello attuale ormai morente.

Fabrizio

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