Castagneto acustico 2012

Mattino. Piove. Cammino tra gli alberi e mi tornano a sprazzi immagini del castagneto acustico di ieri sera. Un castagneto metaforico perché la pioggia ci guidò in una grande casa in pietra. Un castagneto fatto di idee, di parole, di musica. Il primo ricordo è quello di un uomo seduto in fronte a me che mi osservava serio, un lungo contatto visivo come a voler capire se condividere quello che lo stava accompagnando. “Io nella vita non ho capito nulla. Mi sono lasciato mettere indosso una maschera, non ho potuto fare altrimenti e dopo tutti questi anni l’unica cosa che mi resta è la voglia di stracciarla. Ma è difficile perché ogni volta che accetti un’etichetta non fai che rafforzare la colla che la tiene attaccata a te.”

La voce di Denise accompagna la riflessione. Legge un tema di Teresita, sua nonna, scritto quando era bambina. La meravigliosa ingenuità di una bambina che manifestandosi ora, conoscendo Teresita come una simpatica vecchina di ottant’anni, fa venire le vertigini. Lo scorrere imperioso del tempo. Le parole dell’uomo seduto accanto a me riprendono vigore nella mia coscienza. “Il punto sta nel non prendersi sul serio. In fondo cosa succederà mai se le aspettative non si compiono? Mal che vada qualcuno si allontanerà da noi, però è uno scotto da pagare più che legittimo se il premio è rappresentare senza compromessi la propria essenza.”

Mi racconta la storia di un partigiano che partecipò ad un attacco folle contro i tedeschi in ritirata, per impedire la distruzione di una fabbrica. Nella stessa fabbrica venne poi impiegato a fine della guerra. Anni pesanti, quando nelle fabbriche l’inquadratura era di tipo fantozziano con una gerarchizzazione estrema. Lui non partecipava a questo gioco; come poteva d’altronde prendere troppo sul serio l’autorità in una fabbrica che lui aveva salvato a rischio della vita. Come poteva prostrasti davanti a grassi burocrati, lui che aveva combattuto contro i tedeschi? Questo atteggiamento lo toglieva dagli schemi, un elemento destabilizzante, ingovernabile. L’autorità vive del potere morale che gli altri le danno, esclusivamente di quello.

Ora è la voce di Lara che risuona inseguendo le orme di De Andre’. Fiume Sand Creek rapisce e il ragionamento dell’uomo seduto in fronte a me si perde nuovamente. Chiudo gli occhi per assorbire l’atmosfera. Un’enorme casa dal pavimento in legno da sfondo per una serata di pioggia di fine estate. Torna la voce dell’uomo. “Sto provando un estremo senso di serenità. Mi guardo, vi guardo, vedo questa situazione e sono invaso da un profondo senso di gioia. In fondo è tutto quello che cerchiamo, ogni azione, ogni situazione è solo per cercare quella direzione.” La voce di Alessandro sullo sfondo; stasera c’è in tutti voglia di comunicare. Valeria è Eva Kant, Paolo strapazza una pentola dal fondo annerito rincorrendo il ritmo garessino, Lobo è trasparenza pura, Kiki dorme.

Ora c’è Irene accanto a me. Ha appena raccattato una sedia ammuffita lungo la strada per impagliarla con la segale appena battuta in una festa popolare; un tentativo di unire azione pratica e pensiero teorico. Ma è davvero possibile? Mi avvicino discreto verso la cucina. Il profumo dell’aglio invade la casa e attira verso la montagna di bruschette. Ale del falò parla di sogni e di gioco. Non vuole perdere la voglia di giocare, la voglia di divertirsi come unica possibilità per sfuggire alla gabbia in cui la vita sociale ci obbliga. Però se gabbia deve essere, che rimanga almeno la possibilità di deciderne i colori. E rincorrendo il filo di colori arrivano gli echi del passato. Sandro passeggia con sguardo luminoso per questa casa enorme. Gli oscuri corridoi per lui significano infanzia; la casa si apriva solo durante tre settimane all’anno. Tre settimane, un tempo corto ma fatto di colori sgargianti. Colori che solo gli occhi dei bambini sanno vedere. Avventura, magia, esplorazione, sogni, in un luogo dove gli adulti passano senza neppure soffermarsi.

Seguo il sentiero che si inoltra sempre più profondo nel bosco carico di pioggia. L’odore di erba e legno bagnato mi richiama e mi stacca dai pensieri della notte. Oggi è un nuovo giorno, un giorno piovoso di fine estate 2012, che non si ripeterà mai più.

Fab

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