Danza macabra

I nemici del  Senato, del Popolo romano, gli dei li perseguitano. O Giove Ottimo, ti ringraziamo. O Apollo venerabile, ti ringraziamo. Ai divi Gordiani dedichiamo dei templi. Il nome di Massimino, in passato già cancellato una volta, deve essere cancellato dagli animi. La testa del nemico pubblico sia gettata nel fiume [Tevere]. Il suo corpo rimanga insepolto. Colui che ha minacciato morte al Senato, ora è morto, come meritava. Colui che minacciava di mettere il Senato in catene, ora è stato ucciso, come è giusto che sia. Ringraziamo i santissimi Imperatori, Balbino, Pupieno e Gordiano III, gli dei vi salvino. […]

(Historia Augusta – I due Massimini, 26.2-4.)

 

Su mio ordine, l’esercito degli Stati Uniti ha iniziato attacchi contro i campi di addestramento terroristici di Al Qaeda e contro le installazioni militari del regime talebano in Afghanistan.

Questa azione militare fa parte della nostra campagna contro il terrorismo, un altro fronte in una guerra a cui hanno già aderito trentotto paesi, attraverso la diplomazia, l’intelligence, il congelamento di beni finanziari e l’arresto di noti terroristi. Data la natura e la portata dei nostri nemici, vinceremo questo conflitto tramite l’accumulo paziente di successi, intraprendendo una serie di sfide con determinazione e volontà per arrivare allo scopo. Oggi ci concentriamo sull’Afghanistan, ma la battaglia è più ampia. Ogni nazione ha una scelta da fare. In questo conflitto, non c’è un terreno neutrale. Se un governo sponsorizza i fuorilegge e gli assassini di innocenti, diventa fuorilegge ed assassino esso stesso. E prende questa strada solitaria a suo rischio e pericolo.

La battaglia è ora unita su molti fronti. Noi non vacilleremo, non ci stancheremo, noi non verremmo meno, e noi non mancheremo. La pace e la libertà prevarrà. Grazie. Possa Dio continuare a benedire l’America.

(estratti del discorso del presidente George W. Bush alla White House, addì 7 ottobre 2001, con cui ha annunciato l’invasione dell’Afghanistan)

E’ una questione di identità. Un termine totalmente razionale che giustifica un atto umano totalmente irrazionale; la guerra. In Afghanistan puoi vedere di tutto. Dalle soldatesse grasse che corrono in pantaloncini corti nella zona delle ambasciate agli occhi terrorizzati di ragazzi in divisa a presidiare rotonde trafficatissime dove ogni bicicletta può portare un attentatore, sino ad improbabili uomini d’affari nell’area della dogana. Volendo applicare alla lettera la definizione di terrorista non è possibile escludere nessuno, dal presidente della Repubblica degli Stati Uniti d’America, ai contractors che non si fermano a soccorrere i ragazzini investiti dai loro suv blindati che scorrazzano per Kabul, ai padri afghani che impongono a fucilate i matrimoni alle loro figlie. Nel ventunesimo secolo Dante avrebbe aggiunto un girone infernale, Pol e Charky, la più grande prigione afghana. Ufficialmente è stata ristrutturata con soldi statunitensi ed europei; a Kabul raccontano che i lavori sono stati bloccati più volte per corruzione e illegittimità nell’assegnazione dei lavori ad una società straniera. Nella pratica anche dopo la ristrutturazione conserva le latrine a cielo aperto ed è sempre efficace nel rafforzare la fede in un dio vendicativo e l’odio verso gli stranieri per chi, disperato, in questo girone dell’inferno ha avuto la sorte di cadere.

L’occidente ha applicato all’Afghanistan una damnatio memoriae personalizzata. Questo termine era utilizzato nell’antica Roma per la cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia che la collegasse alle generazioni future. Considerando la totale adesione alla distruzione dell’Afghanistan e la successiva intenzione di non parlarne, sino a voler abbandonare il paese in sordina, quale pena devono scontare almeno due generazioni di afghani che hanno avuto la malasorte di nascere a Kandahar anziché a Cincinnati?

Primo mondo, secondo mondo, terzo mondo, categorie umane, semi umane, sub umane. La specie ominide attuale ha vissuto contestualmente ad altre, sue simili. Recenti studi spiegano che l’homo Sapiens ha convissuto per qualche migliaio di anni con l’homo Neanderthal e con il Floresiensis. E poi? Si suppone il primo abbia sterminato gli altri due meno evoluti. Pur nell’incertezza della scienza, circa ventimila anni di evoluzione non sono ancora sufficiente per vivere senza uccidere, umiliare, violentare un simile, un appartenente alla medesima specie. Cibo, femmine, territorio sono diventati oggi gas, oppio, basi militari in decine di migliaia di anni di danza macabra.

A.

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