prima che tu parta… sei già partito??!

 

Rovistando nel baule dei grandi film d’autore, quel cinema sospeso nel tempo, quel cinema che non ha avuto paura di andare fino in fondo.

Straw Dogs, per esempio.  Un thrillerazzo come dio comanda, l’intrigante intimità di una coppia solitaria attaccata brutalmente dal mondo esterno. Nel film si respira l’aria fetida del piccolo paese di campagna scozzese (o irlandese? Inglese?), alcolismo e conservatorismo, ignoranza e isolamento. Dustin Hoffman, poi, è sempre e comunque un marchio di qualità. Nota: diffidare dal remake, prodotto nel 2011. Diffidare a prescindere.

Mahler, di Ken Russell. Altri colori, altra storia. La storia del grande compositore e delle sue sinfonie, di un tormentato amore con la moglie che prende forma di suono sublime. Ken Russell poi ci mette del suo, e non serve dire nient’altro. Un film che andrebbe visto a scuola, ma anche in chiesa, su un aereo, o, perchè no, in un cinema.

Il declino dell’Impero Americano, dello stesso regista de Le Invasioni Barbariche. Quattro uomini parlano di sesso, quattro donne parlano di sesso. Quattro uomini e quattro donne alla fine si incontrano, e parlano di sesso, ma in maniera diversa. Una commedia sul ruolo dell’ipocrisia nella nascita dei bambini.

It’s a mad mad mad world, fantastico! Una chicca che andrebbe riscoperta dall’oblio dei tempi. Capolavoro del 1969, a metà tra la commedia e il western, tra il road movie e l’assurdo. Una storia su(per)reale che si sviluppa nell’arco di tre ore, in cui la stupidità umana riesce ogni volta a superare se stessa.

The magic Christian, strepitosa parodia sul capitalismo e il potere dei soldi (il potere dei soldi è il titolo italiano). Ringo Starr interpreta un giovane sfattone adottato incomprensibilmente da un superbo Peter Sellers, che si incarica di spiegargli il modo in cui funziona il mondo.

Il Settimo Continente, Haneke. Haneke sarebbe un caso a parte, un post a parte, una storia diversa. Senza ombra di dubbio, viene considerato dagli esperti il più grande regista indipendente europeo. Di fronte a capolavori quali Funny Games o Il nastro bianco, nessuno avrebbe niente obiettare. Il Settimo Continente, invece, va ancora più in là. E’ dramma allo stato puro, senza possibilità di ritorno.

 

Bookmark the permalink.

Lascia un commento