Hibakusha

Hibakusha letteralmente significa “sopravvissuto”, anche se in giapponese suona come: “persona affetta dall’esplosione” e viene riferito normalmente a coloro che sopravvissero al disastro atomico di Hiroshima e Nagasaki, riportandone segni fisici divenuti tristi icone generazionali. Nel punto esatto dove si ferma la retorica, comincia il lavoro di Bruno Volpez, la cui poetica si palesa, fin dalle primissime esperienze pittoriche, attraverso una denuncia sociale espressa in perfetto equilibrio fra un’emotività umanissima ed un approfondimento tematico serio e meticoloso. L’ultimo progetto dell’artista si allontana dalla semplice superficie trattata con la fatica del pennello, per rivolgersi ad ambiti tecnicamente più complessi e squisitamente moderni: il legno di grandi dimensioni – palesando il proprio ovvio destino “per mano” naturale – si offre come supporto ad un intervento pittorico stilisticamente a metà strada fra il naturalismo classico e la sintesi tipica della pubblicità.

L’immagine del fungo atomico viene poi relazionata alla realtà in cui si innesta: di rimpetto ad essa, trova il proprio posto naturale un gingko biloba, appositamente collocato; analogamente all’albero primigenio della vita, esso affonda le proprie radici in quella stessa terra che i fumi di uranio, a migliaia di chilometri di tempo e di spazio, avvelenarono irrimediabilmente, insieme ad altrettante vite e alle sicurezze più intime dell’uomo. Il ginkgo biloba, pianta cosmica e preistorica, unica forma di vita vegetale ad essere sopravvissuta realmente al disastro atomico, diviene, esso stesso, un hibakusha, dalla tenacia e robustezza incomparabile. L’albero vero, la cui crescita rigogliosa sarà inversamente proporzionale al deterioramento dell’immagine atomica, rappresenta uno dei punti nevralgici dell’intera installazione, che si completa nel vivere quotidiano dello spettatore. E’ quest’ultimo infatti l’ultimo elemento di relazione in gioco: egli – assuefatto dalla ripetizione di immagini-logo di cui è continuamente e quasi inconsapevolmente “bombardato” – sarà colui che avrà la responsabilità di trasformare tanto la realtà, quanto la sua rappresentazione bidimensionale in realtà quotidiana e in qualche modo “paesana”, come è giusto che sia. E’ questo meccanismo di offuscamento infatti che permette all’uomo di sopportare gli errori dell’uomo e di riparare ai danni che l’umanità si auto-infligge e si attua grazie all’aiuto di un Tempo clemente che, seppur non le possa cancellare, è talmente abile da riuscire a rimarginare anche le ferite più atroci.

Viviana

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