Il cielo in rovina

Trovato per caso su uno scaffale, in un appartamento di studenti. Tra i nomi pesanti dei grandi faccioni della filosofia, uno sconosciuto.
“Il cielo in rovina” è il riassunto di quanto è accaduto fino ad ora, è aria nuova. E’ aria nuova che puzza di chiuso, il sentimento d’asfissia di un ventenne post-tutto, nato e cresciuto in un’italia dai cattivi presagi.

Non ho idea di quanta autobiografia ci sia nelle pagine di Michele. In ogni caso, fa bene all’anima malata (di aria che puzza di chiuso) vedere che qualcosa si muove, che il nuovo avanza. Si dice che la nostra sia una generazione che può concedersi la consolazione, almeno, di vivere la “rivoluzione delle coscienze”. Internet, interconoscenza, blablabla. Basta uscire di casa per capire che non è così. E basta ritornare dentro, “aprirsi dentro di sè”, come scrive Michele, per capire che l’unica salvezza è individuale, è sempre stata individuale, continuerà ad essere solamente individuale.

Dal punto di vista letterario, il libro [a parere di chi scrive] colpisce per la ferma lucidità dell’autore, ventenne al momento della pubblicazione, e alterna coltelli affilati con concessioni a uno scorrimento più semplicistico. E poi la storia si risolve in maniera coraggiosa nelle pagine finali, ed è soprattutto questa, l’aria fresca di cui si parlava.

E poi c’è anche il discorso della casa editrice, un collettivo indipendente (link: http://habaneroedizioni.wordpress.com/23-2/) che pubblica un po’ quel che vuol pubblicare. Si nascondono a Genova, ma presto saranno ovunque. Ovunque ne valga la pena.

[Sandro Bozzolo]

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