Il piacere di Foucault

“Le parole che possono riassumere un anno intero appena passato sono
piacere e colpa. Ringrazio Michel Foucault di avermi ricordato quanto
sono importanti. Dopo aver letto un suo libro (La volontà di sapere)
ho riflettuto a lungo su quante volte ho sentito parlare del primo e
quante della seconda. Vince nettamente la seconda. Non passa giorno che
la parola non sia sulle labbra di qualcuno. Il senso di colpa, la colpa
per un qualcosa di fatto o non fatto. Ho provato ad interrompere un
caro amico dicendogli che non doveva essere in colpa nei miei
confronti. E’ una costrizione culturale cristiana per limitare la tua
libertà. Non essere in colpa per delle cazzate, a me non dai nulla e
tu ti privi di qualcosa. L’ho turbato, mi ha sorriso e mi ha
abbracciato.
Parafrasando Foucault “la colpa è una delle forme di
controllo più efficaci” e come tale messa in atto, subdolamente dalle
religioni. Così come la negazione del piacere. Il piacere come
metafora della libertà. Di un sorriso, di un atto di amore, di un
congiungimento sessuale. Ma non solo, il piacere descrive atti umani
che producono serenità e quindi pace con il prossimo. Antidoto di
guerre e violenza. Il piacere contrasta il potere. In quelle che
Foucault definiva “le spirali perpetue del potere e del piacere”. E il
primo pensiero con cui è nato il 2012 è stato la volontà di abolire la
colpa, quale prigionia e controllo interiore instillatomi dalla
religione in giovine età, e di cercare di conseguire il piacere. Ecco
come contrasterò il potere, ecco la mia personale rivoluzione
copernicana. Amen”

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