Il Tunnel

Maria Iribarne sono io.

L’uomo violento che si è visto costretto a ucciderti, l’essere incompreso che
distrugge ogni raggio di luce che potrebbe salvarlo.
Sono io, Juan Pablo, pittore, anima solitaria alla ricerca di un’elemosina di
compresione, possessività animale e umana gelosia perchè in fondo sei tu a non
aver capito che il tuo sole potrei essere io, e mio il calore che scioglierà il
tuo ghiaccio. Maria Iribarne è il carnefice che ha ispirato la mano che l’ha
uccisa.

Maria Iribarne sei tu.
La femmina sfuggevole, l’apparente apatia di chi sente qualcosa per tutti, e
niente per nessuno. L’impressione ingannevole della libertà, la malinconia di
fronte a un quadro che ritrae qualcosa che in fondo sfugge, s’insinua
solamente. Sei tu, parole che scorrono sul vetro, istinto di giocare con la
solitudine degli altri. Maria Iribarne è la vittima innocente di se stessa.

Maria Iribarne siamo noi, tutti.
Solitari per scelta degli altri, causa e conseguenza di un solo malessere
intrinseco. Siamo noi, che ci difendiamo attaccando, che attacchiamo cadendo,
che cadiamo per colpa di chi ha costruito il balcone. E’ per questo che El
Tùnel [http://lachiavedilettura.blogspot.com/2010/05/el-tunel-di-ernesto-
sabato.html
] è un capolavoro: nel tormentuoso farsi male a vicenda di Maria e
Juan Pablo, Sabato propone una metafora perfetta della condizione umana,
attraverso l’immagine più fedele: la relazione d’amore.

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