In attesa di etichetta

gli occhi. un’indistinta miscellanea tra verde e marrone, quasi un bosco timido all’inizio dell’estate.

le unghie. lunghe, arrotondate in cima, nascoste da colori rovinati. facciate di smalto decadenti, muri di fabbriche arcuati e lisci.

le labbra. sottili, innocue, percorse da invisibili autostrade verticali. sorrisi, dubbi e pianti sedimentati in un contorno dalle correnti del passato.

le sigarette. consunte, bianche, appena accese, corrose fino al filtro maleodorante, spezzate, contorte, abbandonate dentro a piramidi in portaceneri instabili.

la carta. scritta, stampata, strappata, percorsa da profondi sentieri di grafite, incisa da mani d’inchiostro frettolose, candida, ingiallita, tagliente come l’alba fredda di città.

le parole. dette, non dette, nascoste. ripiegate su se stesse in improbabili origami lessicali. gridate, percosse, sillabate, sussurrate, dense. ripetute fino a diluirne il senso. sognate.

i denti. spezzati, rifatti, rirotti, ignorati, percepiti con consapevolezza incurante, tormentati da una lingua curiosa, esposti a sorridere o ringhiare.

le vene. presenti, azzurrine, sobbollenti, carte geografiche di base, piegate a modo per non pesare, foresta stanca di radici volanti.

gli altri. assenze, presenze, speranze. sorprese a volte, spesso frastuono. onde concentriche di aspetti remoti. mai specchio ma pozza, vasche di ferro che hanno raccolto chissà che piogge. nidi o prigioni, da cui fuggire.

le idee. perfette, lucenti. cristalli mutanti nel brodo esistenziale, rettangoli di carta ingiallita da prestare e scambiare come figurine, da riporre con cura nelle tasche e da scrivere rapide su un muro.

spigoli di quello che sono e non sono, che non mi definisce ma mi abbozza.

biologica al 97%, in cerca al 110.

 Vera Libertà

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