La bottiglia e il lettino

Mi comunicarono che il prossimo paziente era già in sala; dissi al receptionist che lo facesse passare mentre io andavo in bagno. Quando arrivai c’era lei, sola sul lettino; aveva un aspetto verde scuro che mi fece sfregare gli occhi, controllai l’agenda e non riuscii a leggere bene quello che c’era scritto, solo decifrai con chiarezza Griñon e ricordai che è una zona di vino di una regione con un certo prestigio; tirai fuori tutta la professionalità di cui dispongo e procedetti con il questionario di routine per vedere se riuscivo a dare senso al mio mal di testa.

E mi dica, qual’è la ragione per la quale è venuta alla visita? Chiesi non prima di sbirciare dietro le tende in caso qualcuno mi stesse facendo uno scherzo di cattivo gusto. Non c’era traccia di telecamere nascoste né di registratori e non vidi nessuno, solo lei, verde scuro, con un’etichetta che diceva Griñón, riserva del 2007. Si trattava forse di un regalo di una paziente riconoscente?, mi chiedevo.

– Non sono più importante, – sentii.

– E perché pensa di non essere più importante? – risposi in modo automatico.

– Tutti se ne vanno e mi lasciano sola e resto lì, orfana, senza labbra che mi bacino, né occhi che ammirino il mio colore vellutato sotto il cristallo. Mi pare che a nessuno importi il mio aroma. Mi sento abbandonata, dottoressa. Cosa posso fare?

– Perché si sente respinta?

– Non lo so, ma non arrivano neppure al dolce, anzi non è neppure arrivato il primo piatto, il momento clou per me, quando scivolo nella coppa grande di cristallo fresco, che se ne vanno e mi lasciano sola. Se ne vanno. Perdo tutto il mio fascino nel modo più triste, passo il mio momento magico da sola, aspettando. Mi viene voglia di piangere però mi dico no, non piangere che ti annacquerai e perderai i tannini e allora mi prende un’ira furibonda e mi dico che così divento brusca; però sono stufa, non mi meritano, dottoressa, non mi meritano, mi lasciano così sola.

– Che pensa di poter fare per cambiare la situazione?

– Non so, darmi al bere. Certo che bere coca-cola sarebbe un suicidio e questo non lo voglio. Voglio sentirmi soddisfatta, ammirata, valorizzata, sa cosa voglio dire dottoressa?

– Sì, non si preoccupi, passa a molte donne, non è l’unica; continui. Cosa si potrebbe cambiare per migliorare la sua situazione?

– Non so, sto perdendo protagonismo, mi sento come la primogenita quando all’improvviso le arrivano dei fratelli gemelli e allora diventa invisibile. Cosa posso fare?

– Per andar bene deve essere lei a trovare una soluzione, nessuno meglio di lei può sapere qual’è l’atteggiamento migliore. Quello che è buono per me non necessariamente è buono per lei. Immagino non le piacerebbe che io decidessi che macchina deve comprare, vero?

– No, certo che no, sono già abbastanza grande per sapere che un auto a due porte è troppo piccola.

– Esatto, è la sua vita e nessuno meglio di lei può decidere se bisogna girare a destra o a sinistra. La responsabilità è un grado di maturità.

– Sì, già superai questa prova dottoressa. E guardi che ridussero fino a 0.28 e non ci fu nessun problema e anzi mi bevevano persino con più piacere, a piccoli sorsi e io direi che quella legge mi fece sentire bene. Perché io lo valgo, mi capisce?

– Scusi, chiuda gli occhi e si rilassi, respiri lentamente e si goda il comfort del lettino che io esco un attimo a fumare e poi riprendiamo la terapia.

– Vedeeeeee, tutti mi abbandonano, maledetta legge.

Vera Moreno

[traduzione Fabrizio Fontana]

[traduzione: Fabrizio Fontana]
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