La Statua della Madonna alla Porta della Neve?

Sabato 3 novembre, grazie al lavoro del gruppo di Protezione Civile di Viola, è stato svolto un lavoro di recupero di alcune opere artistiche rimaste intrappolate dal crollo del tetto della chiesa di San Lorenzo, avvenuto a causa delle nevicate del 2008 e del grave stato di incuria in cui si trovava abbandonata. Oltre a una statua del 1.700, realizzata probabilmente dall’artista Maragliano, di scuola savonese, è stato recuperato un battistero in marmo nero intarsiato, salvatosi dal crollo strutturale del 2008.

La chiesa, di origine presumibilmente medievale, forma parte dell’antico borgo che include il castello, e fino al 1916 costituiva la parrocchiale della frazione di Viola Castello. Negli ultimi decenni, è stata inspiegabilmente abbandonata al suo destino, nonostante l’importante valore artistico e architettonico dell’intera struttura. Si pensi, oltre alle opere citate, alla pavimentazione in marmo nero (oggi coperta dai detriti) e alla forma stessa dell’edificio, che richiama architetture ecclesiastiche precedenti al 1600.

L’auspicio che viene naturale porsi considera l’intervento del 3 novembre come un primo passo concreto verso una nuova epoca di salvaguardia del patrimonio comune. Non solo la chiesa di San Lorenzo, ma l’intera area del Castello presenterebbero infatti uno scenario di rara bellezza per attività culturali di ogni natura, scenario che viene invece ripetutamente bistrattato e abbandonato alle ortiche.

Di fronte ai monumenti che crollano, è inevitabile ritrovarsi a riflettere su quell’ambizione di bellezza, di gusto e di eleganza da cui sono state accomunate le generazioni che hanno vissuto e plasmato il nostro territorio prima di noi. Un patrimonio incalcolabile che oggi si ritrova troppo spesso schiacciato dai capannoni e dal cemento armato. Il territorio di Viola, che già deve sopportare il disastro architettonico messo in scena a Saint-Gréé, non potrebbe che trarre beneficio da un’auspicabile valorizzazione dei suoi monumenti storici, che potrebbero essere convertiti in sedi di programmazione culturale, storica, naturalistica, architettonica… Un primo, coraggioso passo in avanti è stato compiuto con la salvaguardia e il restauro della Cappella di San Giacomo, risalente al XIII secolo e facente parte del cammino di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Tale passo andrebbe però compiuto fino in fondo, promuovendo un effettivo utilizzo della struttura, situata a mille metri di altezza sul mare, sul crinale tra due valli meravigliose.

Alla luce di tutto questo, vogliamo sperare che il tempo di una maggiore responsabilizzazioneda parte di tutti sia giunto. Se si esclude il caso di Saint-Gréé, la Valle Mongia è rimasta finora relativamente salva da scempi industriali avvenuti altrove, e presenta ricchezze architettoniche e naturalistiche che possono e devono iniziare a essere valorizzate adeguatamente. Il dovere fondamentale di chi ricopre ruoli pubblici, a ogni livello, dovrebbe essere quello di proteggere e trasmettere questo patrimonio alle generazioni future.

In alternativa, la Madonna con il Cristo del Maragliano potrebbe essere definitivamente ricollocata nella Porta della Neve di Viola Saint-Greé, a testimonianza di un cambio di valori epocale, dalla bellezza verso la desolazione.

Geronimo Carbonò

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