La tristezza della bellezza

Scendemmo fino alla spiaggia, percorrendo piano un sentiero scosceso tra le rocce. Poco a poco la vegetazione rivelò lo splendore nascosto, come dietro una tenda color smeraldo. Pochi passi per trovarsi tra gli scogli e avanti a noi un panorama da togliere il fiato. A oriente e occidente un verde brillante, all’orizzonte un’isola nella sottile foschia, quasi un maniero a presidiare la baia. Scogli nerastri puntinavano il mare, isole lussureggianti a contornare il tutto. Una bellezza da togliere il fiato.

Sentivo il fiato leggermente accelerato della persona al mio fianco. Il viso appena arrossato dal tramonto in divenire. Un viso dai contorni delicati, morbidi e meravigliosi. Una bellezza nella bellezza. Un momento che, traslato in un dipinto, avrebbe avvolto di tristezza l’osservatore.

La tristezza della bellezza, della perfezione, dell’abbaglio che non permette di osservare altro. La bellezza in grado di succhiare ogni forza interiore. Una droga in grado di narcotizzare le emozioni e i sentimenti. In grado di addomesticare la speranza e acquistare qualunque gioiello.

La bellezza è come l’oro, ripeteva spesso un pensatore solitario troppe volte lasciato solo, la si cerca per  venderla. Non è facile donare la bellezza e, io per prima, sapevo di celarla gelosamente in un armadio difeso da un cane fedele. Avrei voluto raccogliere fiori in mucchi di detriti.

Per risvegliarmi da un sogno che, in silenzio, il mare stava disgregando.

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