Nature intrecciate – cap 3

Spesso uno sguardo racconta più di una vita intera

La guardava con infinita attenzione, con uno sguardo troppo espressivo per essere quello di un animale: uno sguardo umano. Gumala si destò piano, lentamente, senza distogliere lo sguardo dalla bestia che non accennava ad alcun movimento. Gumala si sedette incrociando le gambe, il cuore volava, timoroso, affascinato e sorpreso.

Intanto l’animale spostò il peso sulle zampe posteriori e con infinita naturalezza, espirando dolcemente, si sedette anch’egli. La situazione era veramente strana, Gumala non sapeva come comportarsi, era assolutamente disorientata e osservava i lineamenti selvaggi e sinuosi dell’animale.

La creatura era consapevole del fatto di essere osservata e neppure lei distoglieva le perle gialle dal viso della ragazza. Il lupo era grigio, grande, decisamente troppo grande per essere un lupo. Era un animale decisamente maestoso, che irradiava un grande senso di potenza, di maestosità, di rispetto e… di paura. Era un lupo, esatto, perciò era una creatura maligna, della notte, era stata marchiata nel profondo la sua reputazione. Favole, storie, racconti di caccia, tutti infangavano la reputazione di quel povero animale, tutto per colpa dell’ignoranza umana e dei pregiudizi. Ma era anche una creatura magica, come pensavano gli indiani d’America: alcuni uomini potevano assumere sembianze animali e viceversa per proteggere le tribù e per avvicinarsi agli spiriti di questi animali, erano il simbolo della lotta interiore umana: “il lupo buono” e “il lupo cattivo” erano parte della stessa anima di ogni uomo; ma i pregiudizi forse hanno trionfato, se anche gli indiani erano stati sterminati.

E poi che ci faceva li? I lupi stavano sulle montagne, in alto, quello non era luogo per lupi, se il padre di Gumala lo avesse visto, lo avrebbe subito abbattuto. Gumala ricordava benissimo il pensiero dei suoi famigliari riguardo alle bestie selvatiche: inutili, devastatrici di campi e di bestiame, da eliminare. Gumala invece le amava, non aveva nulla contro di loro, e perché poi avrebbe dovuto essere arrabbiata con essi? Cosa ne potevano di esistere, di vivere? E perché poi loro, uomini, avevano il diritto di eliminarli? Loro che predicano tanto l’esistenza di un creatore che ha dato la vita a tutti gli esseri terrestri? Se tanto erano devoti, lo dovevano almeno dimostrare… Ma si sa, prendevano il coltello dalla parte del manico, e avevano ragione anche nel pieno torto.

Gumala sentiva avanzare la sensazione di proteggere quell’animale con tutta se stessa, lo voleva difendere da ogni pericolo. Era come lei. Odiato, disprezzato e allo stesso tempo visto con rispetto e stima. Ma non sapeva come fare. D’istinto la ragazza protese una mano verso il lupo grigio, come volesse, con quel gesto, rassicurare l’animale, convincerlo dell’inesistenza del pericolo, ma nel suo cuore, Gumala, aveva più bisogno di confortare se stessa, di auto convincersi del fatto che anche per lei non c’era pericolo.

E il lupo non si mosse, strano, molto strano. Chiuse gli occhi, chinando un poco il capo, per accogliere meglio la mano della ragazza e sospirando si avvicinò alla giovane. Gumala era decisamente sorpresa, tanto che la sua mano tentennò per un secondo sopra la testa del lupo. Era addomesticato, pensò subito, come poteva un animale selvatico avvicinarsi così tanto e non attaccare un essere umano? Ma allo stesso tempo, una parte di lei si sentiva bene e protetta, custodita dall’aura che quel signore della luna emanava. Strano. Era coinvolta pienamentedall’animale, sentiva di appartenergli. E così, di riflesso, Gumala gli parlò: “Chi sei tu?”, che domanda idiota pensò subito Gumala, era un lupo! Che altro? Ma per Gumala l’idiozia stava anche nel fatto che credeva profondamente che quell’animale le potesse rispondere.

Il lupo, però come giusto che fosse, non le rispose, bensì si alzò, le andò in contro lentamente e pose la sua fronte contro quella di Gumala in un gesto tenero e intenso, fraterno. Gumala non si sottrasse a quell’ improvviso avvicinamento dell’animale, ma il suo cuore le batteva veloce, a un ritmo sconvolgente, sembrava volerle uscire dal petto…aveva paura. Le loro teste erano a contatto, i loro occhi si fissavano, ipnotizzati gli uni dagli altri e poi il lupo chiuse i suoi…

…CONTINUA…

[Federica Raviolo]

Bookmark the permalink.

Lascia un commento