Nature intrecciate – cap 2

Non credo sia proibito, eppure, perché la costituzione non dice che abbiamo anche diritto ad essere felici?

Eppure è strano, sai di essere lì per un motivo… Dettato da chi poi?? Ma soprattutto perché??

Sentirsi esclusa non era una novità per Gumala, benché avesse tanti amici si sentiva sola, non le bastavano più le persone, voleva capire meglio quel mondo maledetto, ma era chiaro, con quegli occhi sicuramente non ce l’avrebbe fatta… Il bosco era diventato una casa per lei, molto più sicuro delle mura di una dimora vera, perché quel luogo era magico solo per lei, perché nascondeva segreti che solo lei era riuscita a capire e a decifrare, certo non fino in fondo, non con quegli occhi, ma ne sapeva abbastanza per poterci vivere…Solo lì Gumala viveva, solo lì capiva fino in fondo che un senso in tutto quello c’era…

L’autunno era alle porte, dondolandosi sui talloni, Gumala respirava un po’ di quell’aria linda e profumata di funghi e foglie, muschio e castagne e pensava sempre, senza riuscir a far tacere la sua anima… Passeggiava così, per lasciar fluire i pensieri, non per altro. Era mentalmente assente, fisicamente continuava a trascinarsi in avanti, si arrampicava per le rive del bosco, evitava i rami più bassi degli alberi con naturalezza senza badarci troppo e intanto la testa viaggiava, vorticava verso orizzonti infiniti, si perdeva… Quella mattina era fuggita presto dalla sua casa di mattoni e le gambe l’avevano portata nell’altra di casa…L’aria frizzantina e fredda che le fendeva il volto l’aveva svegliata completamente rendendole gli occhi lucidi, che forse, non lo erano solo per il freddo.

Aveva voglia di piangere, tanta tanta voglia, quella voglia di far uscire le lacrime a tutti i costi anche se sei pienamente convinta che così facendo ti faresti male fisicamente, iniziando con una serie tormentata di singhiozzi che in quel luogo solo la natura poteva ascoltare e forse nemmeno confortare…

E il brutto, era che nemmeno lei sapeva il motivo di quelle lacrime irrazionali salate e dolorose…Maledette… Non le permettevano nemmeno di vedere con quel suo sguardo dolce il paesaggio, di coglierne la perfezione, i particolari, l’armonia… Troppo tardi, non era riuscita a fermarle, ora rigavano il viso a briglia sciolta, e lei singhiozzava triste, con nel petto uno sconforto che le distruggeva l’anima, le strappava ogni sogno dal profondo per gettarlo nelle tenebre delle parole sputate da tutte quelle persone che Gumala non capivano, che facevano finta di comprendere dicendole di esserle vicine, che era l’adolescenza, che stava crescendo, un momento che tutti avevano affrontato…Si dimenticavano di aggiungere che ognuno ha il suo modo di vivere un periodo. Ognuno fa quel che vuole del proprio film: taglia le scene per lui non adatte, aggiunge quelle migliori..tutte secondo un gusto proprio…Come il gelato: chi fragola, chi crema, chi nocciola o cioccolato…Così la vita: chi la vive senza farsi tante domande, chi invece di domande se ne fa troppe e forse avrebbe dovuto prendere un po’ più sul serio il concetto di Hakuna Matata del famoso cartone Disney “Il re leone”… in fondo qualcosa lo avevano insegnato quel facocero ingordo e la mangusta chiacchierona… Eppure la nostra ragazza quel film lo aveva visto e rivisto, ma il motto “Senza pensieri” lo aveva lasciato ai due simpatici animaletti. E così si tormentava di continuo non sapendo che farne di un’esistenza…in fondo gli esseri umani, come tutti gli altri viventi, non chiedono di venire al mondo, nascono e basta, per caso, probabilità, sfortuna o fortuna che sia o voglia essere…

E come a peggiorare l’umore di Gumala quel mattino il sole aveva deciso di restarsene bene dov’era: dietro alle nuvole…fantastico… Con il vento che iniziava a farsi più furioso a scompigliarle i capelli, la ragazzina, si lasciò cadere sul manto verde e soffice, sdraiata supina, volto verso l’azzurro-grigio dell’infinito come aspettasse una sorta di castigo divino e celeste che ponesse fine a quella vita del cavolo che sentiva non appartenerle…Peccato che quel castigo non arrivava e chiudendo gli occhi finì col concentrarsi meglio su ciò che intorno aveva…Affinando i cinque o sei sensi che si ritrovava….Un rumore, anzi no, un dolce e cadenzato soffice passo le si avvicinava e improvvisamente si fermò. Vicino, vicinissimo a lei, ne sentiva il respiro sulla pelle. Affascinata e spaventata al tempo stesso Gumala aprì gli occhi e riconobbe la creatura che con gli occhi gialli e misteriosi la guardava…

…CONTINUA…

[Federica Raviolo]

Bookmark the permalink.

Lascia un commento