Nature intrecciate – cap 4

Quel tanto che basta a fermarti ti farà riflettere su ciò che veramente sei

Gumala si riprese dopo un tempo che le sembrò eterno. Aprì gli occhi in un lampo fulmineo e notò con sua infinita sorpresa di avere la vista estremamente più acuta, potente, vedeva ogni singolo filo di erba nel prato, ogni venatura delle foglie arancioni distese a mantello sul tappeto del bosco, ogni imperfezione e minimo particolare del luogo incantato in cui si trovava. E i rumori, i suoni, le armonie naturali le vorticavano leggere nelle orecchie che si protendevano involontariamente attorno, alla ricerca dei più impensabili e incalcolabili minimi movimenti della landa boschiva, riusciva ad udire un lontano debole rosicchiare di uno scoiattolo alle prese con una castagna.

Incredibile. Non poté fare a meno di sentire il turbinio di sensazioni che inebriavano la totale normalità dell’aria circostante, apprezzava e curiosava ogni minimo odore che giungeva alle sue narici ormai straordinarie che conducevano al palato il sapore, la sensazione di freschezza autunnale che volteggiava con il vento amico. Sentiva il profumo del muschio, della terra bagnata, delle foglie mischiate all’acre essenza dei funghi che in un mix notevole stuzzicavano, in concomitanza, olfatto e gusto. Era impensabilmente, involontariamente cambiata, arricchita e mutata.

Viola in rosa

Ma ciò che provò subito dopo la scoperta dei suoi nuovi poteri, Gumala, non poté tenerlo
dentro di sé… Sentiva una strana energia percorrerla da capo a piedi, una forza, un calore indescrivibili. Ora capiva perché vedeva così bene il suolo: era a pochi centimetri di distanza da esso eppure non sentiva il bisogno di alzarsi, poggiava con tutti gli arti a terra, un atto involontario e involuto, i suoi sensi si erano sviluppati, ma non erano i soli, Gumala si sentiva non appartenere a quel corpo, era imprigionata, incastrata in un’altra creatura. Un animale. Grande. Enorme. Selvatico.

Un lupo.

La sua mente si offuscò un poco, provò a deglutire, invano. Era terrorizzata, il martellare
continuo e intenso del suo cuore lo sentiva fin troppo bene, ta-ta-ta-ta-ta e non poteva fermarlo, non voleva, sentiva che forse l’unica parte di lei, umana, era proprio rimasta in quell’organo che, nel corpo estraneo, le teneva compagnia. Un altro suono, invece, gutturale, mostruoso, le salì nel petto, fino a raggiungere le corde vocali che diedero vita ad un improvviso gesto di protesta, di sfinimento, mischiato ad ogni tipo di terrore immaginabile. Un ululato squarciò la quiete del castagneto. Uno stormo di corvi, fuggì dai
rami sui quali aveva assistito alla successione di eventi, i testimoni indiscreti e inutili delle vicissitudini accadute alla ragazza, e con un gracchiare acuto, sovrastato dal verso di Gumala, volarono verso cieli più lontani.

Brividi, brividi di puro orrore e paura le percorrevano la schiena ricoperta da un mantello grigio, quasi nero, che ornava il suo non-corpo. Benché non sentisse freddo, venne pervasa da una serie inconscia di tremori e spasmi, un attacco di panico. Era troppo per lei. Ne aveva passate decisamente troppe, per la sua mente in bilico tra bambina e donna, non riusciva a capacitarsene, come poteva d’altronde?

Impossibile. Era l’unica parola onnipresente nella mente di Gumala, come era potuto accadere? Era un brutto scherzo sicuramente, voleva sentirsi dire. Leggende, paure, storie, film, libri, miti, ne aveva sentite di tutti i colori e non ci aveva mai creduto, ne era rimasta solo affascinata, ma non si sentiva una persona superstiziosa.

Ed ora, invece, si era cacciata in una situazione al di là della realtà e fuori dalla sua portata.
Non voleva piangere, voleva solamente urlare, ma l’ululato di prima l’aveva terrorizzata ancor dipiù, perciò decise di non pensare a un gesto analogo. Doveva sforzarsi di stare in silenzio, ma era un opera assai ardua, cavolo se lo era, continuava a tremare. Così decise che l’unica cosa che le restava era correre. Quella sembrava l’unica via d’uscita o possibile fuga che le rimaneva.

E non appena prese la decisone, le zampe anteriori si lanciarono in avanti senza aspettare il consenso delle sorelle dietro, spingendosi in una disperata e violenta corsa verso l’inesistenza.

…CONTINUA…

[Federica Raviolo]

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