Nature intrecciate – cap 5

Se dimentichi chi vorrai essere dimentichi già chi sei

Non si stupì della velocità che riusciva con leggerezza a raggiungere, se ne fotteva altamente. Lo sguardo vacuo, annebbiato dalle lacrime che si annidavano tra le palpebre la infastidiva talmente da indurla a ringhiare al vento, ma non le lasciava cadere, quelle odiose e stupide gocce di malessere le custodiva, lottando testardamente contro il suo orgoglio.

Ripercorse la sua giornata in un breve flash: era scesa presto dal letto e senza intrattenersi troppo al caldo si era messa subito a girovagare per il bosco in cerca di serenità e cosa aveva trovato? Un lupo addomesticato, grosso quanto un orso che l’aveva trasformata in una sua simile. Ma che bella e allegra stronzata. Vera.

E fu in quell’esatto momento, mentre percorreva un sentiero tortuoso tra gli alberi spogli a una velocità sovrumana che lo vide. Quel bastardo. “Eccolo” pensò Gumala, lo aveva sentito arrivare, lo vedeva molto bene benché fosse ancora lontano per la portata di un occhio umano; se ne stava sul cucuzzolo della montagna a osservare la ragazza-lupo, sempre con quello sguardo intenso da non-animale. Uno sguardo da creatura magica.

Federica_Viola autunnale

In quell’istante Gumala si rese conto di odiarlo per ciò che le aveva fatto: sentì salire dentro di sé l’animo animalesco che la faceva bruciare su un rogo di emozioni intense, una mescolanza di rabbia, odio, frenesia, istinto assassino e cacciatore: quel lupo non aveva vita lunga.

La ragazza lanciò un ringhio per niente rassicurante, pari a uno dei più grandi insulti che un umano fosse in grado di pronunciare, e si mise a correre con impeto sempre più crescente, raggiungendolo. Il cagnone non si mosse, l’attendeva, non diede il minimo segnale di timore per il ringhio di Gumala. “Come se la tira” pensò lei, l’altro lupo alzò con un gesto impercettibile le spalle e cercò di nascondere un sorrisetto sfuggitogli avendo sentito il pensiero di Gumala.

Quindi tornò ad osservare la ragazza, sempre con quello sguardo fraterno, sbuffò, e con un gesto improvviso lanciò il muso verso l’alto scoppiando in un ululato che fece impallidire Gumala, la quale indietreggiò impaurita, ebbe un capogiro, non riusciva più a reggersi in piedi e fu costretta ad accucciarsi.

Come una visione, uno stravolgimento temporaneo, la ragazza vide un susseguirsi di immagini: un bosco desolato con molti alberi spogli, un animaletto impaurito, un paesaggio scuro, un incendio, del vento, della neve e infine una luce spaventosa e accecante che la sconvolse.

Aprì gli occhi, di fronte a se il lupo aveva smesso di ululare, tornò a fissarla, poi portò lo
sguardo al cielo e in una folata di vento scomparve sotto gli occhi della giovane. Gumala non riusciva a capacitarsene, era un susseguirsi di sconvolgimenti interiori che non la lasciavano in pace, non sapeva che senso avesse quello che aveva appena visto: era tanto confusa.

Decise di camminare, per il piacere di inebriarsi di quei profumi boschivi che la tranquillizzavano, ma sentiva nell’aria un cambiamento, il pelo le si rizzava, il freddo aveva fatto capolino e l’autunno stava lasciando spazio all’ormai gelido inverno. Gumala aveva smaltito la rabbia e l’ira, si sentiva svuotata completamente, desolata e sconvolta doveva prendere una decisione e nel suo futuro più prossimo doveva far fronte a un mistero più grande di lei.

…CONTINUA…

[Federica Raviolo]

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