Nature intrecciate – cap 8

Ogni paura è nascosta dentro di noi, sennò nemmeno la proveremmo. Tremava. Nascosta da se stessa, Gumala stava tremando. Dal freddo, dalla paura, dal silenzio.

Non riusciva a fuggire dallo strazio di quel momento che durava da parecchio tempo ormai: era un annebbiamento, non sembrava provocarle dolore ma nemmeno piacere; era una situazione di stallo dalla quale non sapeva reagire, si sentiva persa e confusa, circondata da pensieri senza senso che le turbinavano nella mente…

Era soggiogata dalla foschia, sembrava volerla imprigionare e tenere lontana da tutto: dai problemi, dalla sofferenza, dal tempo, dai dubbi ma anche dalla felicità, dalla vita. La ragazza si sentiva sconfitta senza nemmeno aver giocato, senza aver perso.

Viola innevata

L’annebbiamento conduceva la partita al posto suo, lei era in riserva, in panchina, si sentiva inutile e superflua perché non aveva ancora voglia di giocare, di subire delle batoste, dei mali e dei giudizi.

Poi però si accorse che tutto ciò non faceva altro che prolungare il tempo in cui avrebbe assaporato tutto quello che le doveva accadere e in quell’esatto istante, nel momento in cui decise che era giunto il tempo per lei di giocare quella partita, la sua partita che da troppo tempo stava assistendo inerme, uno sprazzo di luce apparve in quel mantello grigio e la nebbia lentamente si dissolse.

Velocemente tutto il paesaggio tornò alla normalità, era di nuovo una landa quasi invernale, solitaria e silenziosa: il terreno era ormai pronto ad accogliere la soffice e prossima neve e Gumala capì di trovarsi in uno dei luoghi della visione.

Iniziò ad esplorare il campo, l’erba insensibile le accarezzava le zampe e i sensi affini da lupo avvertivano Gumala dell’imminente arrivo della neve. Il pelo le si raddrizzò involontariamente, mentre col muso setacciava ogni possibile odore che potesse aiutarla a capire cosa ci faceva in quel posto che aveva precedentemente visto.

Faceva freddo a dirla tutta il vento era tornato a imperversare. qualcosa stava accadendo. Gumala sentì un rumore lieve, simile a dei passi, vicino a lei. Si girò e un riccio traballante correva in cerca di un nascondiglio, quell’animale…

La ragazza lo aveva già visto, la visione…. Istintivamente la lupa si lanciò all’inseguimento del riccio, forse lui sapeva. Ma era inesperta, aveva dimenticato chi ora lei era, un lupo, un carnivoro.
E si era messa a correre, inevitabilmente il piccolo animaletto si sentì braccato e rotolò giù per una riva evitando agilmente gli alberi per poi sparire tra le foglie secche. Gumala si dovette bloccare, lo aveva perso di vista, e ora? E ora???

Ferma sul posto iniziò a far muovere gli ingranaggi del suo cervello, ma questa volta in modo diverso pensava come un animale: perché doveva esserlo in quel momento più che mai. Era un lupo, i lupi mangiano gli animaletti come quel riccio, il riccio aveva paura ed era scappato. Gumala aveva fame, ma aveva bisogno di informazioni, che fare? Cercare il riccio, estrapolare le informazioni e mangiarlo. Fine del ragionamento. Pensare come un lupo non era poi difficile.

Trovarlo ancor meno: fiuto e udito pazzesco. Via alla caccia.

Federica Raviolo

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