Osservo un fiore

Osservo un fiore, il colore, le dimensioni dei suoi petali, la sua bellezza, il fascino dell’ambiente circostante. Mi avvicino per il suo profumo, per sfiorare la morbidezza, cogliere le sfumature del suo colore.

Mi annoto mentalmente come è fatto. Ritrovo in un libro la sua genesi, la sua evoluzione, le sue tecniche di inflorescenza e come sa attrarre i vettori del suo successo riproduttivo.

Campo fiorito

Vorrei qualificare le condizioni da cui deriva il suo successo nella continuazione della specie. La sua eventuale necessità di sopravvivere a discapito di altri esseri viventi.

La sua lotta nel persistere nella dimensione del tempo mi aiuta a cogliere l’essenza del potere. Il successo di ritrovare milioni di fiori, uguali e diversi, in un campo, nelle colline, nella dimensione spazio.

Osservo poco più indietro una massa umana. La vedo in grado di muoversi, collocarsi variabilmente in una dimensione spazio temporale. Vengo a conoscenza che, a differenza del fiore, ogni singolo umano qualifica l’appartenenza ad un campo, percepisce differenze che non vedo nel fiore.

Mi raccontano che questa massa non si accontenta di essere mossa dal vento, scossa dalla pioggia, bruciata dal sole. Comprendo che la massa viene regolata, autonomamente, dalla paura, dalla colpa, dall’assoluzione dei propri atti.

Mi parlano della possibilità di un libero pensiero. Un’agitazione mi travolge nel momento in cui mi ritrovo in mezzo a quella massa. Ascolto teorie poco convincenti sul potere eterodiretto. Lamento con me stesso la morsa di un potere che mantiene lo status quo.

Cerco disperatamente di capirci qualcosa. Mi muovo adducendo colpe alla tecnologia, alla presenza costante di stimoli elettrici, elettronici, farmaceutici.

Mi fermo e mi ritrovo con in bocca le stesse parole di chi, terrorizzato dall’arrivo del treno a vapore, profetizzava la fine della vita come era conosciuta.

Respiro. Sono invischiato nei reticolati del potere. Sbraito, urlo, strattono il vicino. Non posso fare nulla. E’ lui, insieme ad altri uguali, che detiene la verità, la saggezza, la ragione. E mi urla che è colpa di un altro se le cose vanno così.

Osservo. Non vedo nessun altro.

 Alessandro Ingaria

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