Piccoli cuori in provincia granda, Nicola Duberti, 2011

È strano leggere un libro quando si conosce l’autore.
È bello leggere un libro quando si conosce l’autore perché è un modo per conoscerlo meglio, per vedere più chiaramente degli aspetti che dal vero restano sfocati. Il rischio è di lasciarsi sviare, l’autore che ruba la scena al libro; si è tentati di cercare tra le parole un’immagine conosciuta, un’idea familiare, un vezzo già visto. Non sono riuscito a sottrarmi a questo e, nella lettura mi accompagnava la voce di Nicola, sentivo i suoi ragionamenti, le sue idee, le sue manie. Ma mi ha consolato vedere che l’ho riconosciuto, ho ritrovato il Nicola che conosco e questo significa che piccoli cuori è un libro onesto, diretto, limpido. Non c’è finzione, non c’è maschera, è un autore che ha avuto il coraggio di denudarsi e rispecchiare su carta quello che è.

È un libro per ragazzi, che può essere per tutti. Una storia appassionante, che rende affascinanti paesaggi, paesi che nella mia immaginazione sono postacci infelici. Né la magia della città, né il fascino della montagna, ma la ricca pianura agricola, fatta di trattori, campi arati maleodoranti, contadini arricchiti e leghisti asserragliati nelle loro ricche villette recintate.

L’unico punto che stride, anche se avrei dovuto aspettarmelo perché è molto Nicola, sono i dialoghi. Sono innocenti dialoghi di bambini che si percepiscono intrisi di buonismo, di sani principi, con un vago sentore a dialoghi di bambini filtrati da un educatore. Ma appunto, questo è Nicola e non dovrebbe sorprendermi la scelta.
È pericoloso parlare di un libro quando si conosce l’autore. Come esprimere un’opinione? Positiva, rischiando che sembri frutto dell’affetto, negativa, rischiando l’imbarazzo, sincera, se solo esistesse la sincerità. Il libro mi ha attirato in un bel mondo, un mondo rurale, di amicizia, avventura, valori positivi; l’ho divorato in poche ore, incuriosito. Ho amato il personaggio del professore di letteratura, Corbellino, e mi sono divertito ad immaginarlo come l’alter ego dell’autore.

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