Poesie innaffiate di rosso

Sangiovese va bene?

Sicur. Mi i son catòlich.
Certi moment son fin-a ’ntegralista.
Adess, pr’esempi: la bota ’ntera.

Se peu chila a ruva nen,
passiensa. Në pcà ’d meno.
Passreu la sèira ‘n companìa d’un sant.
Stassèira ’d santità na fass ël pieno.     

 

San Giovese (2). La mattina dopo

La luce entra a righe orizzontali.
Una bandiera di promesse splendide.
Il campanile s’intravede appena.
San Marco, forse. Forse Venezia,
forse Rocca de’ Baldi. Uccelli ignoti
squittiscono sul tetto.
Confermerebbero la prima ipotesi.

I globuli rossi
soldatini trasportano l’alcol
fino agli estremi confini del corpo.
Ogni cellula depone le armi,
si arrende all’euforia e ai suoi carri armati.

La stanza entra in un vortice magico.
Gli obici cadono sul pavimento.
Il crocifisso allarga le braccia,
le alza al cielo in segno di resa.
Il girasole nel vaso si apre,
ignora il meteo e i segnali di pioggia.

La luce entra, il fumo mi saluta
e parte per raggiungere le nuvole.
La rotula sinistra
si fa di pietra e vuole seppellirmi.
Il sole ha fatto il nido nello stomaco
e sta covando un sogno a raggi aperti.

Nella penombra vedo una donna.
Emerge dal lavello,
tra i piatti ancora sporchi, poi scompare.
Molecole di fumo la disegnano.
La luce la cancella. Nella testa
frammenti di vetro mi testimoniano
l’infausto duello con la bottiglia.

Un pescatore coi chiodi negli occhi
getta la reti in questo mare d’ansia,
tra i flutti della penombra.
Sulla riva del tavolo si accumulano
lucenti squame di Verbi sorpresi.
Muoiono lenti a strisce orizzontali.
Al crocifisso spuntano le ali.

[Nicola Duberti]

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