Rhythmos / ita

Nell’epoca del consumo tutto è pensato per durare poco, la concezione del tempo si è concentrata. I sogni di eternità sono un legame del passato, come i paragrafi lunghi, i momenti di ozio infiniti. I cambi che ci offre il mercato nella sua eterna competitività sono vertiginosi e sempre più frequenti. L’impulso alla costante novità della tecnologia, della moda, del disegno grafico, dell’architettura, delle canzoni si è infiltrata nel nostro sistema di pensiero e nel modo di attuare. A questo si somma l’effetto delle reti sociali nella percezione dell’attualità storica-politica dell’umanità. Mentre solo pochi anni fa il paesaggio mondiale ci veniva proposto dalla televisione, dalla radio e dalla carta stampata, oggi sui nostri telefoni cellulari, ipads e portatili esiste una trasmissione istantanea degli aggiornamenti sul mondo.

La velocità dell’agenda mediatica non è più solo determinata dai padroni dei grandi mezzi di comunicazione tradizionale, nell’era di internet i trend topics transitano attraveso le nostre menti nel giro di secondi, non abbiamo ancora finito di sentire una storia che già ci stiamo dirigendo verso la prossima. Gli scandali mediatici durano ogni volta di meno e sono facilmente rimpiazzabili: durante la settimana tra il 19 e il 23 di novermbre, su Facebook non si parlava che di Gaza, ma bastarono tre giorni e il soggetto, le fotografie e i messaggi di solidarietà erano spariti. Comecon i nostri contatti quello che consideriamo importante però ci sono continuamente nuove storie importanti, mode, canzoni, notizie. Il mondo intelliggibile si è fatto leggero, e proprio questa leggerezza gli permette di espandersi, scomponersi e ricomponersi con estrema facilità.

La tendenza verso un rinnovamento costante è diventata necessaria, l’apertura a mille segnali diverse invece di un’informazione che proviene da una sola fonte. I legami tra gli individui si fanno più deboli, permettendoci in questo modo di muoverci più rapidamente tra la massa, entrando in contatto con tutti, creando unioni e rompendole, con informazioni che si ricevono e si offrono ad alta velocità. Il risultato è un immaginario collettivo che praticamente non esiste in quanto vive nel futuro.

La nostra cultura si caratterizza per autofuturizzarsi. Però questa futurizzazione entra in dicotomia con il mondo fisico o sensoriale. Il sistema capitalista restò indietro rispetto alla velocità con cui ci arriva l’informazione, con la velocità con la quale accadono i cambi tecnologici e culturali. È assurdo pagare per internet, è assurdo che Facebook si faccia pagare per concederti più visibilità, le cause sociali si sono corrotte da quando hanno iniziato a farsi pagare per dare visibilità a pagine che convocano molte persone (wrong meeting). Ma non è solo Internet a soffrire questa contraddizione come si è dimostrato con le crisi economiche anteriori incentrate sul futurismo: il credito, le pensioni, le ipoteche, le promesse, che basate sul materiale, non poterono sostenersi.

Il rinnovamento che un tempo richiedeva almeno una generazione per concretizzarsi, oggi avviene in un tempo estremamente ridotto. Proviamo a rimanere davanti alle generazioni piìu giovani, nell’avanguardia, nell’alternativo e in tutti gli ambiti e nel momento presente. Il filosofo tedesco Peter Sloterdijk considera i cambiamenti culturali come la conseguenza del conflitto generazionale. Ogni popolazione controlla i processi della sua generazione attraverso la rappresentazione simbolica e i modelli del modo di vita, e questo è quello che noi chiamiamo cultura. Nel nostro tempo, i ritmi più rapidi si sovrappongono a questi processi generazionali e per tanto alla stessa cultura.

Nello stesso modo ci sono cambi drastici nel nostro cervello. La velocità dei tempi ci obbliga a stare aperti a multipli segnali contemporanei che riceviamo ogni secondo. Di conseguenza siamo sempre più incapaci di concentrarci su di una sola cosa: ad essere perennemente connessi risulta inevitabile controllare le mail di frequente, Facebook o Twitter, quello che ci porta su Youtube, Vimeo o qualche blog o giornale online, solo per indicarne qualcuno, perché sappiamo che in ogni momento qualcuno sta dicendo qualcosa o semplicemente sta succedendo qualcosa, c’è qualcosa di nuovo da sapere. Di conseguenza, questa forma di relazionarci con l’informazione, ci condiziona anche nella vita pratica.

La generazione di bambini que stanno sviluppando la loro mente seguendo la logica degli schermi tattili, della globalizzazione e massificazione, probabilmente non sperimenteranno mai la nostalgia della strada, dei giochi nel parco, del tempo con gli amici. Il loro tempo dell’ozio è diverso e si concentra sugli schermi. Le madri stesse durante la gestazione vivettero immerse nel ritmo della modernità, sottoposte al bombardamento quotidiano di millioni di messaggi persuasori. Nasce così il concetto dello stress intrauterino. Che messaggio stan ricevendo i nostri feti dal futuro?

[Xeh Reyes]

[traduzione: Fabrizio Fontana]

Bookmark the permalink.

Lascia un commento