Un trasloco diverso dal solito

Dover svuotare un appartamento può diventare una preziosa palestra di riciclo e riuso, di capacità di mettere in comune, di lavoro in rete, perfino di solidarietà. Un racconto

Avevo una casa da svuotare e volevo farlo in modo coerente con le mie convinzioni…ma forse è meglio che per prima cosa spieghi perché avevo una casa da svuotare. Perché mia madre, che ha ottantasei anni, ma da diverso tempo ha ormai perso il conto del tempo, in febbraio si è anche rotta un femore ed è rimasta sulla sedia a rotelle. Assisterla è diventato più oneroso e di un intero appartamento, che costava in media settecento euro il mese, non aveva più bisogno: era molto più utile disporre di quel denaro.

A casa nostra, mia e di mio marito, c’era una stanza in più. Quando anni fa l’abbiamo comprata l’idea era che avesse una tipologia di destinatari piuttosto varia: amici in visita, viaggiatori di passaggio, forse un piccolo B&B? Ma, prima di realizzare quest’ultima ipotesi, ci è parso chiaro che sarebbe stato più opportuno per tutti che ci venissero a stare appunto mia madre e la sua badante. In questo modo ci siamo procurati l’equivalente del sussidio che mio marito, disoccupato da un anno e mezzo, non percepisce e io ho potuto anche avvalermi del congedo che la legge concede a chi ha un genitore con disabilità convivente cui siano stati riconosciuti i benefici della legge 104 (chi ha un genitore non autosufficiente che non sta con lui, ma è per esempio a centinaia di chilometri di distanza, non viene evidentemente ritenuto meritevole di questo alleggerimento esistenziale): congedo retribuito con il solo stipendio base, ma va più che bene.

Perciò, quando ci siamo ritrovati a dover svuotare la casa, abbiamo pensato di sfruttare la ricchezza più preziosa che abbiamo al momento: il nostro tempo. Avevamo due priorità. La prima, recuperare quanto più possibile. La seconda, cercare di non spendere denaro, l’idea di guadagnare qualcosa non ci dispiaceva, ma non era così fondamentale.

Io, che operavo nelle retrovie del mio pc, ho quindi cominciato ad applicare il sistema urbi et orbi, che consiste nello scrivere a tutti i miei contatti per chiedere consigli, aiuti o soluzioni varie: in questo caso ho mandato a distanza di pochi giorni due mail, una per vedere se qualcuno ci avrebbe dato una mano per smontare e portar via alcune cose che intendevamo tenere oppure ci avrebbe prestato un furgone e una per proporre in vendita gli elettrodomestici e un paio di altre cose.

Abbiamo subito trovato un validissimo aiuto pratico grazie a un’amica che ha mobilitato un amico, una persona che neppure ci conosceva, ma che ci ha generosamente regalato un paio di mattinate di fattiva collaborazione. Abbiamo anche insperatamente risolto un altro problema, quello del deposito di tutto ciò che non volevamo dar via: amici da poco ritrovati che abitano in campagna hanno offerto ospitalità ai miei ricordi nel loro ampio solaio.

Nel frattempo però il momento della riconsegna delle chiavi si avvicinava e rimanevano ancora molte cose cui trovare un nuovo proprietario. Sono quindi passata al trattamento d’urto: una mail su Freecycle (network mondiale, spontaneo e autoorganizzato in molte città, che propone di regalare tutto quello che può essere riutilizzato, ndr) e una sul gruppo facebook “Te lo regalo se lo vieni a prendere”.

Le cose hanno subìto una rapidissima accelerazione: appena pubblicato l’annuncio molti oggetti hanno suscitato interesse e nel giro di poche ore gli accordi per il ritiro erano già stati presi. L’aperitivo autoprodotto per conoscere la sede del circolo che altri amici apriranno nelle prossime settimane ci ha poi permesso di scoprire la “lista nozze” compilata per arredarlo con materiali di recupero e far loro presente che avevamo un sacco di roba che avrebbe potuto essere utile allo scopo.

Un altro post sul mio profilo facebook ci ha fatto avere in prestito la monovolume di un’amica per il mini-trasloco fuori città; un’ulteriore mail “circolare” ha fatto sì che da un’altra amica giungesse il carrello per portarli giù dal quanto piano. Un’amica che fa mercatini ha preso i vestiti che mia madre non usava più, una sua amica che tratta quel genere merceologico li metterà sulla sua bancarella. Grazie a un annuncio su un sito di compravendita è spuntato perfino un acquirente per la lavatrice, il che ci ha permesso di realizzare un piccolissimo guadagno che ha coperto le spese della benzina.

Dopo tanto lavoro preparatorio, nel giro di un fine settimana la casa si è praticamente svuotata da sola sotto la supervisione di mio marito, il logistico di famiglia. Uno dopo l’altro gli assegnatari si sono portati via ciò che avevano scelto: alcuni hanno portato piccoli doni in cambio, altri hanno mandato le foto della nuova collocazione di mobili che dopo decenni hanno cominciato una nuova vita – vederle ha provocato una certa commozione, ma anche molta contentezza.

La soddisfazione più grande è venuta dalla cucina a gas, ormai decisamente vecchiotta e poco in arnese, che pensavamo sarebbe difficilmente interessata a qualcuno: invece, appena messa “in palio” è stata richiesta per una persona attualmente in grande difficoltà economica che si è precipitata a prenderla, l’ha aggiustata e ha immediatamente preso a usarla al posto del fornellino da campeggio su cui preparare i pasti per sé e la sua famiglia.
Abbiamo imparato che le possibilità di riutilizzo delle cose sono, se non infinite, molto più ampie di quanto siamo abituati a vedere e che prima che una cosa possa essere dichiarata inservibile ce ne vuole davvero molto.

Di tutto quello che conteneva la casa, solo due cose non hanno trovato collocazione e nostro malgrado hanno preso la strada dell’isola ecologica, ma questo non ci ha reso certo meno soddisfatti del risultato. Abbiamo lavorato molto, abbiamo sperimentato il valore del mettere in comune, abbiamo constatato una volta di più che la comunicazione, la rete, le connessioni simmetriche fanno miracoli. Abbiamo guadagnato senza aumentare l’imponibile, abbiamo collocato molte cose senza dover applicare alcuna Iva, abbiamo prodotto utilità per tutti senza nemmeno sfiorare il Pil.
D’altronde, per l’Istat siamo al di sotto della soglia ufficiale di povertà: in qualche modo tocca arrangiarsi, no?

“La resistenza agli atti del potere pubblico, che violino i diritti fondamentali della persona umana, è diritto e dovere di ogni cittadino”
(Articolo che Giuseppe Dossetti avrebbe voluto far inserire nella Costituzione italiana, cosa che ovviamente gli fu impedita)

[Giuliana Cupi]

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